La prima sonda interstellare dell’umanità, Architect Labs 3,4 volte più efficiente di NVIDIA, Musk vuole satelliti per raffreddare la Terra

Tre scommesse tecnologiche: una sonda verso Alpha Centauri, un chip progettato dall’IA e l’idea di un termostato orbitale per la Terra.

Questo episodio di *Moonshots* mette in relazione tre scommesse su scale temporali molto diverse: una sonda interstellare a basso costo verso Alpha Centauri, un chip progettato dall’IA e l’ipotesi di regolare il clima dall’orbita. Il filo conduttore è la compressione dei cicli di progettazione grazie all’IA — e le nuove responsabilità che ne derivano.

Una sonda per Alpha Centauri con un budget da startup

Gli ospiti presentano Fermi Explorer, una missione che punta a inviare verso Alpha Centauri un carico utile 1U di circa un chilogrammo. I vincoli sono volutamente rigidi: lancio entro tre anni, costo complessivo sotto i 15 milioni di dollari e 99% del viaggio in circa 80.000 anni.

Il piano usa propulsione elettrica solare. Il team racconta di aver cercato per mesi una traiettoria praticabile prima che un lavoro con Physical Superintelligence ne proponesse una, poi esaminata da specialisti, inclusi ex membri della JPL. L’obiettivo non è la velocità, ma abbassare la soglia d’accesso a una missione interstellare.

Redwood: dalla specifica al chip con l’IA

Architect Labs presenta Redwood come un chip sviluppato da una specifica di alto livello. Nella presentazione discussa, un sistema di IA ha generato il modello prestazionale, l’RTL, i metodi di verifica, il firmware, i driver e i kernel; il progetto sarebbe stato completato in due settimane.

Il progetto gira oggi su FPGA e dichiara zero bug al primo silicio e 3,4 volte le prestazioni per watt di NVIDIA Jetson. Il panel lo interpreta come un segnale di futura co-ottimizzazione fra modelli, software e silicio, dove ogni carico di lavoro importante potrebbe avere il proprio acceleratore.

Un termostato orbitale per la Terra

La conversazione affronta anche l’idea di Elon Musk: satelliti IA alimentati dal Sole, posti fra Terra e Sole, che regolerebbero continuamente una piccola parte della radiazione in arrivo per influenzare la temperatura globale. Peter Diamandis la avvicina al suo concetto di “solar shades”, un termostato planetario.

La proposta va oltre la decarbonizzazione e pone interrogativi su modellazione climatica, controllo, reversibilità e governance internazionale di un intervento su scala planetaria.

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